La nostra riflessione sulla buona scuola Renziana

Con un ennesimo colpo di scena, il governo ha approvato nei giorni scorsi  un disegno di legge sulla scuola, che non solo è ormai parente lontano del documento sulla Buona scuola presentato a settembre, ma è anche sensibilmente diverso dalle linee guida esposte qualche mese addietro. E’ molto probabile che il dibattito parlamentare porti a ulteriori cambiamenti, anche significativi al testo:sicché bisogna aspettare che il provvedimento si consolidi, prima di formularne un giudizio definitivo.

Anche se in primis va rilevato che in questo ddl ci sono ben 13 deleghe di fatto in bianco al governo, su  temi troppo importanti per il futuro della scuola che non possono essere affrontati senza un approfondito dibattito parlamentare. Si parla del piano di assunzioni, della distribuzione del salario, della mobilità del personale, della carriera che diventano materia di legge evitando la negoziazione con il sindacato.

Puntuale la levata di scudi degli studenti che manifestano il loro dissenso per l’assoggettamento della scuola all’impresa e le agevolazioni alle paritarie reclamando altresì la protezione del loro diritto allo studio. E la contestazione dei sindacati che criticano la svolta autoritaria dei presidi per assunzioni e valutazioni, nonché l’ignoranza della componente ATA.

Però,nessuno sottolinea una omissione piuttosto grave del Governo che noi vogliamo rappresentare  al sottosegretario alla p.i., Faraone,  che venerdì sarà in Calabria per raccontare della buona scuola di Renzi . E, cioè, il non aver dato un’anima a questo progetto.

Certo, bene ha fatto il Governo a prevedere alcune misure anche se non complete  a favore dei precari, dell’insegnamento delle lingue, dell’economia, della musica, della storia dell’arte. Ma non si è preoccupato di rispondere ad una domanda di fondo : quale scuola per quale società?La stessa domanda che andiamo ripetendo da qualche anno a questa parte in particolare alla regione Calabria:quale scuola per quale Calabria?Una regione,peraltro, senza assessore all’istruzione da cinque mesi.

Dalla riforma Gentile(1923) in poi i vari Governi non hanno mai dato una risposta pertinente a questo quesito. Si’ hanno proceduto con riforme a macchie di leopardo, pannicelli caldi e provvedimenti ad hoc, sperimentazioni selvagge. Ma mai una piano organico su cui creare una architettura di scuola che avesse una idea di base ed una impostazione coerente con questa. La scuola è rimasta un cantiere aperto in tutti questi anni ed ogni ministro ha fatto o disfatto. Una scuola che procede ancora a tentoni, astratta da un contesto storico- sociale. Che si aspetta da essa una indicazione di senso che ne possa favorire una crescita in parallelo.

Allora, necessita che Governo e Parlamento mettano mano ad una seria riforma che vada dalla materna all’università, con un ordito organico che comprenda il riassetto delle discipline, la revisione dei contenuti, l’aggiornamento della didattica, la rivisitazione dell’insegnamento universitario in funzione della formazione dei docenti e dei presidi, la reimpostazione dei consigli di istituto in grado di interfacciarsi con il modello amministrativo dell’autonomia.

Inoltre, occorre una mirata rideterminazione della funzione docente e dirigente prevedendo la premiazione del merito e la valutazione esterna, aperta anche a genitori e studenti, realizzata con uguali parametri per tutto il territorio nazionale.Certo, dentro ci devono stare : una legge quadro nazionale per il diritto allo studio, evitando le disparità territoriali in cui ci hanno fatto precipitare le stesse leggi regionali, la riqualificazione dell’edilizia scolastica, l’adeguamento dei salari dei dipendenti a quelli europei, le risorse per una seria formazione ed un costante aggiornamento del personale docente e adeguati finanziamenti. A  quest’ultimo proposito ,invece, va rilevato che nel documento economico finanziario è previsto un progressivo calo della spesa pubblica per l’istruzione nei prossimi 15 anni.

Il ddl ,poi, non affronta il settore dell’istruzione e formazione professionale che ormai riguarda più di 300mila giovani, che è parte integrante del complesso sistema educativo, per combattere efficacemente la dispersione scolastica e portare più giovani a una qualifica, ampliando le opportunità di lavoro giovanile.

Come si può ben considerare il momento potrebbe essere l’occasione per dare un impulso decisivo al nostro sistema scolastico e condurlo ai vertici europei ma richiede un dibattito pubblico molto più ampio e profondo di quello avvenuto finora.

Quello che di fatto è anche mancato finora a livello interistituzionale in Calabria. E allora ci permettiamo di suggerire al sottosegretario alla p.i., Faraone, di sollecitare domani  i vertici politico/amministrativi ad affrontare seriamente una strategia congiunta sui temi dello sviluppo sociale,culturale ed economico della nostra regione che non possono prescindere da un adeguato sistema educativo , inaugurando una stagione di confronto attraverso una apposita conferenza dei servizi sull’educazione.

Mondo della scuola e pianeta del governo regionale, nelle sue varie declinazioni, non hanno mai dialogato in questi termini.

Politiche scolastiche, politiche culturali, politiche sociali e del lavoro devono essere assolutamente integrate. Non possono essere scollegate come è stato fino ad oggi. La scuola ha sfornato in questi anni profili formativi in uscita a prescindere dalla conoscenza delle linee di sviluppo a medio e lungo termine proposte dalla Regione nelle varie consiliature. E quindi amministrazione scolastica e regione possono costituire un esempio concreto di come formazione, politiche di sviluppo e mondo delle impresa possono e devono camminare insieme.

Senza considerare che tali strategie creano le premesse per la sperimentazione di nuovi modelli di offerta formativa.

Vanno utilizzate tutte le risorse iscritte in bilancio e anche quelle del POR e del PON, anche in forma premiale, a favore del personale della scuola che sappia raggiungere elevate performance nel realizzare gli obiettivi della politica regionale attraverso un incremento della produttività lavorativa.

E’ auspicabile ,infine,quando l’Ente Regione vorrà darsi una forma compiuta, l’unificazione degli Assessorati regionali dell’Istruzione e della Formazione – Lavoro, favorendo forme di coordinamento e di raccordo operativo con l’Ufficio scolastico regionale ed il MIUR, anche per realizzare al massimo l’integrazione tra le risorse nazionali con quelle comunitaria dei Fondi strutturali europei.

 

Reggio Calabria 16 aprile 2015                                                       Guido Leone

                                                                                        già Ispettore tecnico USR Calabria