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GIUSTIZIA, A ROMA IN MILLE, TRA AVVOCATI, CITTADINI E SINDACI, PER CHIEDERE RIFORME VERE, NON PASTICCI: NO ALLA DECAPITAZIONE DI 1000 UFFICI GIUDIZIARI

Era presente il Cnf, con il Segretario, Andrea Mascherin e la Cassa Forense, con il Consigliere di amministrazione, Valter Militi. Per le associazioni: l’Aiga con Alfredo Serra e l’Anai con Maurizio de Tilla. Per il Coordinamento nazionale dei Fori Minori, Walter Pompeo.

 

Nel corso dei lavori, sono intervenuti, tra gli altri, la vice presidente del Parlamento Europeo, Roberta Angelilli, il componente della Commissione Giustizia del Senato, Lucio Malan (Pdl) e la componente della Commissione Giustizia della Camera Maria Greco (Pd). Per la magistratura, il vice presidente dell’Anm Valerio Savio.

Alla fine dei lavori ecco il bilancio del presidente dell’Oua, Nicola Marino: «Una bella giornata, di protesta ma anche di proposta. È ora di dire basta ai luoghi comuni sugli avvocati, noi vogliamo la riforma della geografia giudiziaria perché la situazione attuale è oggettivamente datata, ma ciò che si sta facendo è un pasticcio: inutile, incostituzionale (20 rinvii alla Consulta non sono casuali) e che non produce risparmi. Dal 13 settembre cominciano traslochi verso il nulla, verso strutture spesso inesistenti e verso tribunali già ingolfati e caotici a scapito di realtà che invece funzionano bene e che sono esempio di efficienza. Un paradosso tutto italiano».

«Oggi – aggiunge – possiamo finalmente registrare anche la buona risposta della Politica, dei parlamentari di centro, destra e sinistra. Gli interventi del senatore Malan (Pdl) e dell’onorevole Greco (Pd) testimoniano quanto il Parlamento possa fare per prorogare intanto l’entrata in vigore di questo scempio e, poi, per modificarne l’impianto. Ma è da sottolineare anche l’attenzione mostrata dal Ministro Cancellieri, la quale, pur dichiarando che la riforma va avanti, ha ammesso che necessita di correzioni. Allo stesso modo, è da sottolineare la disponibilità al confronto del sottosegretario Berretta e Ferri: sono tutti passi in avanti rispetto all’impermeabilità dell’ex ministro Severino. La verità è che chi difende questo provvedimento lo fa per conformismo, e spesso per tutelare interessi particolari, non perché sia davvero utile al sistema-giustizia».

«Infine – conclude Marino – ma non meno importante, da questa platea e dalle migliaia di avvocati che si sono astenuti ieri e oggi, arriva una richiesta chiara: serve un intervento urgente sui parametri correttivi dei compensi, serve il via libera al decreto correttivo. La categoria è allo stremo».

Roma, 30 maggio 2013