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Linee Taurensi. Longo (PRC) “solo una politica miope ne ignora valenza”

 

Quest’ultimo tratto, in disuso da due anni, a differenza di quello oggi attenzionato, è purtroppo incapace di attirare la sponsorizzazione delle istituzioni regionali inaccessibili alla fascia di territorio interno della Piana di Gioia Tauro.

Pesa come un macigno l’enorme opportunità sprecata con i Pisl per il rilancio dei trasporti su rotaia nella Piana, come è sorprendente che la storia di degrado che in questi anni ha strangolato le taurensi, ancora oggi si porti dentro un capitolo se possibile ancora più buio rappresentato dal destino della ferrovia Gioia-Cinquefrondi.

Ripristinare le taurensi significherebbe mettere in cantiere la valorizzazione di un paesaggio che – proprio perché non più frequentato – rischia di naufragare sotto l’incuria o il cemento, senza considerare che un servizio di treni nuovamente attivo potrebbe essere configurato come tragitto turistico, promozione delle specificità culturali del territorio. Non serve nessun esperto di management turistico per vedere in quella tratta un percorso storico e paesaggistico di forte attrattività.

La linea ferroviaria non si limita infatti solo ad unire cittadine – Cinquefrondi, Polistena, San Giorgio, Cittanova, Taurianova, San Martino, Gioia – ma disegna un itinerario turistico molto più significativo. Cinquefrondi, per esempio, ospita siti archeologici greci, romani, normanni, Polistena è luogo di opere come quelle di Renda, Jerace, Morani, San Giorgio Morgeto dispiega un centro storico ed un castello molto affascinanti, Cittanova possiede una bellissima villa botanica, Taurianova è una città d’arte e a Gioia Tauro vi sono gli scavi del Medma. Ma queste cittadine sono anche terreno di pratiche socio-culturali, mestieri, occasioni, esperimenti che proprio un rinnovato utilizzo della ferrovia aiuterebbe a integrare fra loro, oltre a consentire un più comodo spostamento per gli studenti della Piana.

Ecco, le taurensi sarebbero il migliore strumento per quella valorizzazione culturale di cui i nostri paesi hanno bisogno come l’aria, perché imprescindibile al miglioramento delle condizioni di vita fin dall’ambito lavorativo. Una simile prospettiva sarebbe forse l’ultima chance per immaginare un ripristino della tratta Gioia-Cinquefrondi, in quanto è giunta l’ora di finirla di anteporre questioni di economia politica rispetto alla qualità della vita o all’esistenza di servizi essenziali atti a garantire in questo specifico caso il diritto alla mobilità.

Per tutte queste ragioni non ci vogliamo arrendere perché non è stato scritto una volta per tutte che il futuro di queste terre debba essere sterpaglie, ruggine e memoria triste.