• Home »
  • News »
  • Operazione TORNO SUBITO arrestati 17 dipendenti comunali per assenteismo

Operazione TORNO SUBITO arrestati 17 dipendenti comunali per assenteismo

I 17 dipendenti comunali destinatari di ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari: Paolo Di Blasi, Natale Ateneo, Beniamino Arco, Giovanni Raffaele Cutrupi, Consolato Erbi, Manuela Crisalli, Domenico Squillace, Antonino Pellicano’, Roberto Quartullo, Paolo Campolo, Pietro Errigo, Rosanna Trimboli, Cataldo Iozzi, Saverio Foti, Giuseppe Scopelliti, Carmelo Frega e Giuseppe Criserà. Sono accusati di essersi resi responsabili, in più occasioni ed in concorso tra loro, del reato di truffa ai danni del Comune di Reggio Calabria. L’indagine, svolta dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria, vede indagati altri 78 dipendenti comunali assenteisti.

Una complessa attività di indagine, corroborata da oltre un mese di riprese video ed appostamenti, ha permesso di smascherare la truffa ai danni del Comune di Reggio Calabria. I 95 dipendenti comunali,attraverso un collaudato sistema basato su favori reciproci e continui scambi dei badge personali utilizzati per attestare la presenza lavorativa presso gli uffici di appartenenza, riuscivano ad assentarsi indisturbati dal luogo di lavoro anche per diverse ore al giorno. Alcuni impiegati non facevano neppure ingresso al Comune sebbene figurassero regolarmente in servizio.

I dipendenti, spesso organizzati in gruppi e sottogruppi, con artifizi e raggiri, attestavano falsamente la propria presenza lavorativa facendosi timbrare, o timbrando per altri, i rispettivi badge personali riuscendo così ad eludere il controllo elettronico del lettore installato all’ingresso di Palazzo San Giorgio. In media ciascun dipendente arrivava ad assentarsi anche per diverse ore al giorno, su un orario previsto giornaliero di 6 ore di servizio. Molti impiegati giungevano la mattina con oltre 2 o 3 ore di ritardo e senza neppure dover timbrare il badge nell’apposito lettore: il collega d’ufficio aveva, infatti, già provveduto a timbrare per loro in entrata. Poi, ovviamente, i colleghi “ritardatari” della mattina ricambiavano, all’uscita, il favore a chi aveva timbrato loro il badge in ingresso; in tal modo diversi impiegati potevano abbandonare ingiustificatamente il proprio ufficio con largo anticipo e senza neppure dover timbrare il proprio badge.

Alcuni impiegati, addirittura, coperti da colleghi d’ufficio, non si presentavano neppure sul luogo di lavoro risultando regolarmente in servizio. Con questo stratagemma in ogni singolo gruppo, ciascun dipendente poteva rimodulare la propria giornata lavorativa assentandosi liberamente ed a propria discrezione per poter così fruire di lunghe pause caffè nei diversi bar della città, approfittare per accompagnare e prelevare i propri figli da scuola, per andare a fare shopping lungo il Corso o, addirittura, per andare a fare la spesa. Molti rientravano tranquillamente in ufficio dopo essersi assentati anche per diverse ore con buste della spesa al seguito. Emblematiche risultano le condotte di alcuni dipendenti che sono stati ripresi dinnanzi al lettore elettronico anche con tre o quattro cartellini in mano mentre procedevano in rapida successione alla timbratura degli stessi in ingresso o in uscita. Altri impiegati erano soliti lasciare il proprio tesserino marcatempo all’interno di uno dei cassetti della scrivania posizionata nelle immediate adiacenze del lettore: ciascun dipendente, incaricato delle operazioni di timbratura, apriva liberamente il cassetto, prelevava con naturalezza i diversi badge procedendo poi a timbrarli ad uno ad uno. Ancora, altri dipendenti estraevano direttamente dal proprio portafogli i badge personali dei colleghi ancora assenti.

Una truffa ai danni dell’Ente Pubblico ben strutturata è che ha coinvolto quasi i due terzi dei dipendenti del Comune di Reggio Calabria e che si ripeteva giorno dopo giorno quasi fosse ormai una normale operazione di servizio. L’attività dei Baschi Verdi del Gruppo della Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha interrotto un sistema criminoso che, qualora si fosse protratto anche per un solo anno, avrebbe potuto produrre un danno erariale pari a circa 480.000 euro.

 

Share