Replica di Alberto Statti,Presidente Confagricoltura,su DOC Calabria

Lo dico subito, questa è una nota polemica all’indirizzo di qualcuno e vuole invece essere nuovamente propositiva verso quegli imprenditori del vino la cui passione, qualità e competenza hanno  consentito di raggiungere sino ad ora importanti risultati.

Partiamo dalla polemica perché Confagricoltura è anche disposta al confronto aspro ma rifiuta nettamente l’approccio reso evidente nell’intervento del Presidente regionale di Coldiretti Calabria;  un approccio strumentale, privo di contenuti e segnato dai soliti ritornelli di parole vuote e concetti arcaici.

Qui non stiamo giocando alla ricerca di facili consensi, stiamo avanzando una proposta sulla quale ragionare, discutere  e confrontarsi con numeri, verità e prospettive che stanno segnando il successo di altre regioni vinicole; il Presidente della Coldiretti non perde, invece, occasione per continuare a fare interventi di natura non sindacale ma di bandiera  con ragionamenti singolari, a tratti divertenti, complessivamente sbagliati.

A tal punto è vero che il suo collega, il Presidente della Coldiretti Sicilia, si è ben guardato dal contrastare l’avvio della Doc Sicilia e citiamo testualmente La Doc è uno strumento utile, serve a stabilire le regole e ad innalzare il livello medio qualitativo del vino” aggiungendo poi come richiesta, e solo questo, la necessità di dare più rappresentanza alle aziende medio-piccole.

In Sicilia, d’altro canto,  dopo l’esperienza  Assovini,  Coldiretti  assieme a  Confagricoltura, Cia, Lega delle Cooperative, Agci e Confcooperative ha fatto parte del comitato promotore della Doc e partecipa oggi  – con il suo rappresentante – al  consiglio di amministrazione che affianca il Presidente del Consorzio Vini Doc Sicilia.

Perché in quella regione, evidentemente, sono capaci – nonostante le legittime diversità di vedute – di affermare sì le proprie posizioni ma anche di guardare ai fatti, ai numeri ed alle prospettive.

La Doc Calabria, dati alla mano,  non omologherebbe nulla, non inciderebbe sulle distintività territoriali, non impedirebbe la valorizzazione del Cirò; accadrebbe esattamente il contrario e quando Molinaro afferma “nel tempo della globalizzazione beviamo locale” dice un’assoluta sciocchezza.

Nel mercato sempre più globale la redditività per le imprese  deriva infatti dalla capacità dei prodotti di raggiungere ed affermarsi sui mercati extraregionali ed internazionali.

D’altro canto Molinaro sa bene che il brand unico “Calabria” è utile; parliamo,  tuteliamo e promuoviamo  i “Salumi di Calabria a DOP” e lo facciamo perché in quella definizione la distintività di cui tanto parla Molinaro non risiede nel termine “Salumi”,  ne nella definizione DOP ma nel nome Calabria.

Insomma, due pesi e due misure tenendo conto della propria convenienza; altro ragionamento sarebbe invece quello relativo ai disciplinari, alla provenienza della carne, alla certificazione, ma questa è un’ altra questione.

Quanto invece all’aspetto propositivo – rivolto agli imprenditori del vino – in questa sede valgano solo come anticipazione i contenuti della  XIII edizione di   Sicilia en Primeur 2016” con vigneti, cantine e vini della vendemmia 2015  raccontati a 100 giornalisti provenienti da ogni parte del mondo (Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cina, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Lituania, Norvegia, Olanda, Polonia, Russia, Svezia, Svizzera, Usa).

I produttori siciliani fanno  scoprire – sul serio, concretamente e con il sostegno di una Banca nazionale –  le performance di una regione che ha fatto del vino una delle sue principali industrie;   l’iniziativa raccoglie l’85% del vino imbottigliato sull’isola,  con 20 DOC e cantine il cui volume d’affari raggiunge i 300 milioni di euro.

Ai colleghi imprenditori del vino a Cirò – e dunque ai protagonisti indiscussi nella patria della vitivinicoltura calabrese –  dico poi  che quanto accaduto al Vinitaly è positivo, ma siamo in presenza solo del primo piccolo passo e che non tutto può e deve  dipendere dalla politica.

Confagricoltura avanza proposte  e vuole confrontasi nel merito, non ci interessano i sensazionalismi ed è per questo che, presto,   organizzeremo un evento dedicato non al vino – della cui qualità siamo tutti certi e consapevoli – ma alle aziende vitivinicole, ai volumi produttivi, alle vie della commercializzazione, al confronto con altri contesti produttivi, ai riusciti tentativi di fare sistema tanto con la DOC quanto con quegli strumenti, vedi Enoteca regionale, che in Calabria languono da troppo tempo. 

 

 

 

Alberto Statti

     Presidente Confagricoltura Calabria